martedì 4 ottobre 2022

Recensione "Il principe dei Vulcani" - Laura Seegard

 
TRAMA

L’irrequieto cratere dei Monti Pollena veglia su Palazzo di Lava, fortezza dei Colonna, dinastia dalla storia controversa, in una terra dove le ossa degli antichi demoni si cristallizzano in pietre dai poteri imprevedibili.

Valerio Colonna è un principe viziato ed egoista, disinteressato al futuro del regno. Mentre tutto è demandato a suo fratello maggiore Edoardo, lui medita di fuggire dal matrimonio combinato che lo aspetta con un'anonima figlia di commercianti.

Saetta, l’ultimogenita, si è sempre sentita fuori posto e vorrebbe un impossibile futuro lontano da corte.

Amata Regis è la ragazza più bella del continente, ma il suo aspetto è anche la sua condanna, costretta a sfruttarlo per le mire di un padre dispotico di cui però ricerca la costante approvazione.

Un presagio su Palazzo di Lava lega le loro vite, proprio mentre il matrimonio di Valerio si avvicina inesorabile: qualcuno cerca la corona dei Colonna, unico cimelio in grado di racchiudere il potere delle pietre dei demoni, ed è disposto a tutto pur di ottenerla, anche a tradire le più antiche alleanze.

In una girandola di banchetti sfarzosi e intrighi dinastici, pregiudizi e attrazione finiscono per mescolarsi. Capire di chi fidarsi è difficile, ma riuscire a stare lontano da chi si sospetta a volte lo è ancora di più.

 RECENSIONE

"Vedere oltre il buio, percepire ciò che nessun altro riesce nemmeno ad immaginare."

Buon pomeriggio lettori e bentornati o benvenuti nel mio piccolo angolo di carta ed inchiostro!
Oggi torno ad animare il blog con una nuova recensione, in occasione dell'uscita recente de "Il principe dei vulcani" di Laura Seegard, sotto una nuova veste firmata Acheron Books, che ringrazio per avermi permesso di leggere il file in anteprima!
Allora, premetto che quando Laura mi ha proposto la collaborazione, la trama che lei stessa mi ha esposto mi ha attratta sin da subito: intrighi di corte, storie torbide, atmosfere un po' cupe, ambientazione prettamente medievale e personaggi legati da un crudele destino fanno da sfondo ad una vicenda che ha davvero un ottimo potenziale dal punto di vista dell'intreccio.
La storia è ambientata sui Monti Pollena, casa della potente famiglia Colonna, che vive proprio sul cratere di un vulcano, immersa in un clima di sulfureo grigiore, in quella che sembra una bolla tutt'altro che pacifica, dove ogni componente si ritrova ad affrontare i problemi quotidiani di un nome potente come il proprio, tentando di tenersi il più lontano possibile dagli scandali di corte.
Ma se ogni individuo dei Colonna cerca di mantenere un profilo basso, dedicandosi all'arte del combattimento, come l'impavida Saetta, principessa testarda e temeraria che sogna la vita di soldato, o come Edoardo, suo fratello maggiore, che si dedica anima e corpo alla propria moglie e al benessere del regno del padre Enrico, Valerio Colonna è di tutt'altro avviso.
All'apparenza arrogante, saccente ed anche piuttosto disobbediente e capriccioso, nonché rancoroso e dispettoso (sì, ma ha anche dei difetti), il giovane principe ribelle dal fascino irresistibile, che ha stregato, ovviamente, anche me, si aggira per il castello con l'anima in preda ai tormenti, soprattutto da quando Beatrice, l'altra sorella, dopo essere scappata di casa sembra essersi volatilizzata nel nulla.
Il punto di vista di Valerio, assieme a quello di Enrico il re, suo padre, di Saetta e di Amata Regis, altro personaggio che avrà una parte rilevante nella storia, ma non da subito, raccontato comunque in terza persona, ci aiuta a comprendere i pensieri di tutti loro, permettendo anche di entrarci in empatia, e di capire il motivo di alcune loro scelte: il pov di ogni protagonista è un tassello importante che ci serve a ricostruire il puzzle completo della storia.
E questa non è una storia che parte velocemente.
Come ho già spiegato anche a Laura, l'inizio mi è risultato un po' lento, ma credo che questa sia stata una scelta dell'autrice per poter esporre in modo preciso ogni particolare della storia, visto che al principio abbiamo anche alcune scene ambientate nel passato, e quindi dei flashback, che aprono il panorama su quello che poi sarà l'intreccio narrativo vero e proprio.
Nonostante quindi l'inizio lento, che ci sta eh, soprattutto per presentare i personaggi e le loro varie loro caratteristiche (vi ricordo che in questa storia esistono le Pietre Ancestrali, che donano al loro possessore un particolare potere e quindi avremo anche una dinamica, seppur non completa, sul loro uso e i loro effetti, soprattutto i loro effetti!), dalla metà del libro in poi la situazione cambia e si fa più scoppiettante!
Se nella prima parte manca quell'azione tipica del fantasy con magie, peripezie, battaglie, scontri e poteri inimmaginabili, nella seconda parte arriviamo al vero e proprio nocciolo della questione, e ci troviamo immersi nella storia fino al collo, fino alla fine in cui succede davvero il delirio, fidatevi di me, succede di tutto.
Non sperate nel lieto fine, perché Laura ci trasporta in atmosfere sempre più cupe ed oscure (ci sono delle massicce contaminazioni grimdark) di conseguenza nel finale preparatevi ad affrontare scene piuttosto cruente e sanguinose, ma non pesanti e nemmeno banali, che anzi si amalgamano per bene al vortice di vicende che si susseguono una dietro l'altra.
Posso affermare con matematica certezza che le atmosfere create dall'autrice mi hanno dato vibes alla Game of Thrones, per via degli intrighi di corte e del marciume di ogni famiglia che viene nascosto dietro ad uno spesso muro di finta opulenza, nonché per una ship che forse mi sono immaginata io, ma che non possiede nulla di innocente (parlo di Valerio e di Saetta che sì, sono fratelli, ma il loro rapporto ha un'ambiguità che ha poco di fraterno, magari mi sbaglio? Nel caso io li shippo da morire, sorry not sorry), e anche vibes alla Once upon a time, per le ambientazioni da fiaba gotica che caratterizzano alcuni regni, soprattutto quello dove vive la splendida Amata Regis, personaggio anch'esso ambiguo che non ho ancora inquadrato per bene, ma che ho apprezzato molto, anche se ammetto che a lei preferisco nettamente Saetta Colonna.
Lo stile di Laura è ricco e descrittivo, forse alcune situazioni sono descritte in modo troppo pomposo, e la cosa rischia di distogliere l'attenzione del lettore dalla vicenda, tuttavia questa non è la fine del mondo, poiché la storia rimane comunque scorrevole, soprattutto come ho già detto nella seconda parte, dove la scrittura diviene più frenetica, c'è più suspense, e ci si immerge ulteriormente nel vortice di accadimenti.
Il principe dei vulcani è una lettura che consiglio vivamente, perché è un libro che sorprende, che ammalia, che seduce un po' alla volta, e che alla fine ci dà il colpo di grazia, lasciando un finale aperto che incuriosisce, perché ci regala un sacco di domande a cui saranno sicuramente date delle risposte nel volume successivo.
Direi un esordio coi fiocchi!
Spero di avervi incuriosito!
Alla prossima!

Chiara.

LA MIA VALUTAZIONE

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mercoledì 27 luglio 2022

Recensione "Le origini di Dracula. Il capolavoro di Bram Stoker" - Sara Alice Manis

 

TRAMA

Dracula: sangue, denti aguzzi, terrore. Sono queste le prime parole che vengono in mente parlando del Conte, vero? Il grande schermo ha contribuito, pellicola dopo pellicola, a creare un immaginario collettivo ormai standardizzato e poco permeabile. Ma questo personaggio creato dal mondo del cinema che cosa ha in comune con quello ideato da Bram Stoker? E quest'ultimo quanto è frutto dell'immaginazione dell'autore e quanto invece ha mutuato dalla letteratura gotica e dal folklore? Stoker, padre e ideatore di questa mutevole creatura, è stato un grande scrittore, giornalista, critico e impresario teatrale che, per dare vita a Dracula, ha saputo unire tradizione, folkore, cultura popolare, anche grazie a un approfondito studio svolto in ambito storico. È lecito restituirgli dunque, partendo da questo saggio, l'autorevolezza letteraria che merita e che troppo spesso non gli viene riconosciuta.

RECENSIONE

Che cosa rende un'opera letteraria un capolavoro?
Quali sono le caratteristiche specifiche che rendono il personaggio di un romanzo, da quando viene creato in poi, un vero e proprio mito?
E soprattutto, perché non se ne parla mai abbastanza?

Quando Sara mi ha contattata per recensire il suo saggio su uno dei capolavori gotici per eccellenza (che poi definire solamente gotico è fuorviante dato che Dracula è un insieme perfettamente assortito di numerosi generi ben amalgamati tra loro, come potrete scoprire anche nel corso di questa esaustiva lettura), non ho potuto assolutamente tirarmi indietro, soprattutto perché mi ha beccata nel periodo in cui stavo leggendo in contemporanea proprio il celebre romanzo di Bram Stoker sul vampiro più famoso della storia.
Le origini di Dracula - Il capolavoro di Bram Stoker, edito dalla Bookabook che ringrazio per la collaborazione e la copia cartacea assieme all'autrice, si prefissa l'idea di descrivere e commentare a trecentosessanta gradi l'impronta che Dracula ha lasciato nel corso del tempo, sia in contesti ad esempio socio-politici, che in quelli folklorici ed ovviamente letterari.
Il saggio è suddiviso sostanzialmente in quattro grandi capitoli, che a loro volta vantano una serie di approfondimenti secondo l'argomento scelto, ovviamente il tutto corredato da fonti citate anche nella bibliografia che si trova alla fine della lettura.

Nella prima parte del libro troviamo una corposa introduzione alla figura del vampiro prima che venisse utilizzato in qualsivoglia opera di carattere poetico o letterario, e Sara ci guida quindi in un percorso oscuro lungo la storia che distingue questa creatura, dalle prime fonti in cui viene anche solo nominato qualcosa che ci fa presagire essere un succhiasangue, ma che ancora la gente ha paura di definire, fino al momento in cui finalmente gli si trova un nome adatto, frutto di centinaia di etimologie diverse e con significati differenti, ma accumunati da caratteristiche specifiche che lo rendono il vampiro che tutti oggi conosciamo.
Compiamo quindi un viaggio minuzioso e particolare alla scoperta del vampiro nel folklore dei vecchi popoli, che non saranno solo, come forse siamo portati a pensare, i popoli dell'Est Europa, ma anche quelli di stampo mediorientale, quelli egizi addirittura, fino ad arrivare ad un paragrafo molto interessante sul vampiro associato alle epidemie e al male assolutamente radicato che la Chiesa ha tentato in tutti i modi di estirpare.
Lo sapevate, ad esempio, che la Chiesa ha utilizzato la figura misteriosa del principe delle tenebre per intimorire i propri fedeli e convincerli a non peccare, altrimenti appena sopraggiunta la morte sarebbero divenuti essi stessi dei vampiri?
La capacità dell'autrice di immergerci totalmente nell'utero in cui il vampiro è stato concepito e cresciuto è qualcosa di strepitoso, perché, sostenuta da fonti che potete benissimo andarvi a cercare nel caso, Sara è in grado di snocciolare argomenti su argomenti senza sembrare noiosa o prolissa, ma risultando invece immediata, decisa, arrivando subito al lettore senza pesanti giri di parole.
Al termine di questo primo grande capitolo dedicato alla nascita, ai miti e al folklore di questa affascinante figura, nata in primo luogo per disgustare e non per far innamorare attenzione, troviamo anche alcune teorie razionali che ci spiegherebbero in chiave medica i numerosi fraintendimenti che hanno portato la gente delle epoche passate, obnubilate dalla superstizione e dalla paura, ad ignorare i tipici segnali di alcune malattie che hanno le stesse caratteristiche associate a chi veniva additato come vampiro, ma che invece di venir curato appunto da chi di competenza, era più facilmente impalato e bruciato, come da manuale.
Non era raro, infatti, che ai tempi si procedesse a disseppellire i corpi già tumulati con una certa facilità poiché si credeva fossero in realtà non-morti che la notte tornavano in vita a succhiare il sangue dei vivi, e quindi ci fosse la necessità di procedere col trattamento che spettava loro in quanto vampiri.

Tali credenze alla fine non hanno non potuto influenzare il panorama letterario dell'epoca, e qui arriviamo quindi alla seconda parte del saggio, forse quella più corposa, in cui ci immergiamo totalmente nel genere in cui la figura del vampiro ha trovato radici robuste da piantare, ovvero il gotico, ma non ancora sotto forma di romanzo, bensì nelle più delicate sembianze della poesia.
Ebbene, il nostro orrendo vampiro dall'alito mefitico, la carnagione mortalmente pallida e lo sguardo infuocato diviene invece il gentiluomo di estrazione nobile che attrae le sue vittime con modi seducenti e sensuali nella sua rete, per poi morderle e succhiarne così il prezioso liquido cremisi che scorre loro nelle vene.
Abbiamo quindi un'evoluzione da essere ripugnante che scoperchia le bare con le lunghe unghie sporche alla spasmodica ricerca di sangue, a uomo affascinante dai modi educati e gentili, misterioso al punto giusto e con una carica erotica degna di nota, che fa cadere tutte le donzelle innocenti ai propri piedi. 
Dicevamo quindi che il vampiro viene introdotto dapprima in campo poetico, per poi sbarcare nel romanzo, attraverso i precursori del Dracula di Stoker, come Il vampiro di Polidori, o Carmilla di Le Fanu, dove il vampiro non è esclusivamente di genere maschile, ma diventa donna (non per la prima volta se si pensa alla Sposa di Corinto di Goethe dove la ragazza che torna dalla tomba alla ricerca del suo fidanzato non viene definita vampiro, ma le analogie ci sono comunque tutte.)

Veniamo dunque alla terza e all'ultima parte del saggio, in cui Sara ci accompagna dapprima nella vita di Bram Stoker, con particolare attenzione ai suoi orientamenti socio-politici, alle sue origini, alla vita privata, nonché alla moltitudine di mestieri da lui stesso intrapresi, indice di una carriera lavorativa frenetica ma comunque sempre all'insegna della letteratura e del teatro, fino ad arrivare all'analisi del suo romanzo più famoso, il Dracula. 
Cercare di analizzare ed in qualche modo risalire alle fonti a cui lo stesso Stoker si è appigliato è un'ambizione bella tosta, eppure Sara è riuscita ancora una volta a, come dire, smembrare i vari argomenti inerenti al Dracula, sezionandoli accuratamente con precisione chirurgica, per poi servirceli su un vassoio d'argento con una forma nuova, con un significato più semplice e fluido.
Ripercorriamo così non solo l'intera esistenza dell'uomo che ha ideato e plasmato la figura della creatura a cui pensiamo per prima non appena il termine vampiro affiora alla nostra mente, un'esistenza tutt'altro che noiosa e statica ma ricca di spostamenti, viaggi, passioni ed altrettanti incontri nell'ambiente letterario-politico-teatrale, ma conosciamo anche ciò che si cela dietro al suo cavallo di battaglia, i simbolismi nascosti, i messaggi reconditi che l'autore vuole lanciare e lanciarci, la preparazione iniziale dietro la stesura del capolavoro, le influenze derivanti da altri stili, da altri autori e dalle diverse culture in cui Stoker si è imbattuto.

Questo saggio vuole essere un'opera di scoperta nei confronti di un romanzo che all'epoca venne addirittura bistrattato dalla critica, considerato troppo inquietante ed anche moralmente inaccettabile, dati i numerosi argomenti trattati da Stoker, come il ritorno dalla morte, già di per sé un abominio anche solo da pensare, la sete di sangue, anch'essa amorale poiché si crede che nel sangue risieda la propria anima e che quindi il personaggio del vampiro si porti via l'anima della vittima, oltre al sangue, un po' come fa il demonio con i patti, oppure per la presenza di figure sessualmente ambigue (come le tre vampire o addirittura la nostra Lucy in un certo punto della storia), quando gli appetiti sessuali venivano condannati piuttosto pesantemente in epoca vittoriana, e si preferiva tenerli sedati e nascosti.
Insomma, se cercate un manuale ricco di informazioni, che percorre la storia di una delle creature ancora oggi super utilizzate in campo non solo oramai poetico-letterario-teatrale, ma anche in quello cinematografico, che continua a stregarci con la sua sensualità e l'alta carica erotica, col portamento nobile e raffinato, ma col temperamento di un diavolo travestito da gentiluomo o gentildonna, allora Sara vi accompagnerà in un viaggio che sicuramente arricchirà il vostro bagaglio culturale in questo campo.

LA MIA VALUTAZIONE

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martedì 21 giugno 2022

Litha - Di Solstizi ed erbe magiche


Il giorno più lungo dell'anno è arrivato a bussare alle nostre porte, e con lui la promessa di un nuovo inizio e cambiamento.
Ho sempre considerato Litha, il Solstizio d'Estate come viene chiamato nella corrente Wiccan, un Sabba di rinnovo e di luce, una celebrazione in cui la Natura muta senza il timore di mostrarsi fiera nel suo momento più rigoglioso, mentre il Sole raggiunge il suo massimo picco, consapevole del fatto che sì, è il giorno del trionfo assoluto, ma è anche il periodo in cui, dopo lo splendore assoluto, inizia lentamente il declino fino al Solstizio d'Inverno.
Litha racchiude in sé il potere del Sole al suo apice, il calore del fuoco che purifica, che brucia, che rinnova, il potere della condivisione, del ritorno di tutti i favori che Madre Natura ci ha concesso, dei raccolti abbondanti, dei suoi doni, e ci prepara ad essere parte di quel raccolto per cui ringraziamo gli Dei, perché il Solstizio non ci rammenta solo di meditare per il raccolto in quanto dono della terra, ma anche di raccolto in senso metaforico, ovvero ciò che noi abbiamo seminato e cresciuto nei periodi antecedenti a questo: noi stessi siamo il raccolto!
E a proposito di condivisione, questo è il momento giusto per aiutare gli altri, per migliorare lo spirito di unione, fortificare i legami e crearne di nuovi, essere più disponibili e contraccambiare i favori a coloro che ci hanno aiutato.
Si narra che nella notte di mezza Estate, il piccolo popolo fatato faccia mostra di sé senza remora alcuna, aiutandoci sotto le spoglie di piccole lucciole luminose, ad illuminare il sentiero, evitando di incappare in situazioni poco gradite, mantenendo così la giusta direzione, e che per ricambiare le loro gentilezze, che comunque non sono mai gratuite badate bene, si debba offrire loro del cibo, come frutta secca, noci, nocciole, mandorle, o miele, così da ottenere nuovamente il loro aiuto, nella prossima occasione.
Si crede infatti che la notte del Solstizio d'Estate sia adatta a chiedere alle piccole creature favori di ogni sorta, ottenendoli, ovviamente, in cambio di piccoli regali simbolici.

ACQUA E FUOCO 

Due sono principalmente gli elementi che comandano il Solstizio d'Estate, ovvero l'acqua e il fuoco.
In alcune antiche tradizioni,  l'acqua raccolta in questo giorno, la rugiada per intenderci, veniva chiamata "guazzetto di San Giovanni" , e si pensava che possedesse virtù miracolose: dal mantenere una pelle lucida, tonica e ringiovanita, al far crescere più velocemente i capelli, fino ad essere un vero e proprio siero per propiziare la fertilità nelle giovani donne.

Il fuoco, invece, lo possiamo vedere raffigurato negli enormi falò che venivano imbastiti durante questa notte in varie regioni del Nord Europa e nei paesi di impronta celtica.
In Scandinavia, ad esempio, il falò del Solstizio era dedicato al dio Baldur, figlio di Odino, morto giovane, il quale sembrerebbe rappresentare il giovane dio Quercia, che nell'eterna lotta per il trono contro il dio Agrifoglio, in questo periodo dell'anno sarebbe costretto a cedergli il posto (poiché il dio Quercia governerebbe sulla parte dell'anno in cui abbiamo più luce ed ore solari, e il dio Agrifoglio invece sarebbe la sua controparte oscura, che comanda sul periodo dell'anno in cui le giornate si accorciano e le ore di buio prevalgono sulla luce.)
Questa usanza, quindi, andrebbe a spiegare anche il motivo per cui durante i falò del Solstizio, si bruciasse legno di quercia (che fiorisce proprio in questo periodo e che segnerebbe l'inizio della fase calante), come a simboleggiare la caduta del giovane dio e la vittoria del dio oscuro più anziano, il re Agrifoglio, appunto.

Sta di fatto che il fuoco qui ha un ruolo fondamentale, poiché oltre alla sua funzione purificatrice e di rinnovo, sarebbe adatto anche a scacciare gli spiriti maligni, dato che durante il Solstizio, proprio come il Samhain, le entità soprannaturali avrebbero libero accesso al nostro mondo, camminando attraverso il Velo, e alcune volte, in questo periodo di transizione piuttosto caotico, molti spiriti cattivelli potrebbero tentare di avvicinarsi al nostro mondo con intenzioni poco gradevoli.
Ecco che quindi la vigilia della notte di San Giovanni viene riconosciuta come la seconda delle Tre notti degli spiriti, assieme al Calendimaggio, la prima, e al Samhain, la terza ed ultima dell'anno, periodo in cui il Velo si assottiglia, e gli spiriti vagano indisturbati nel nostro mondo.

CELEBRARE LITHA E LE NOVE ERBE DI SAN GIOVANNI 

In antichità era tradizione raccogliere durante la notte di Mezza Estate, alcune erbe che in qualche modo erano collegate alla figura di San Giovanni (da qui il nome di Erbe di San Giovanni), a scopi divinatori e propiziatori, visto che si credeva portassero anche fortuna.
Come a Beltane, in cui si bruciavano i tipici nove ceppi, anche nel fuoco di Litha si bruciano nove erbe, che sono quindi la ruta, il vischio, la verbena, l'iperico, la lavanda, il timo, l'artemisia, il finocchio e la piantaggine.
Tra queste, la pianta sacra a Litha rimane sicuramente l'Iperico, che, raccolto al Mezzogiorno del Solstizio, si credeva potesse guarire dalle malattie, mentre se veniva raccolto alla Mezzanotte, era adatto a scacciare gli spiriti malevoli: era infatti usanza nei tempi antichi appendere dell'iperico fuori dall'uscio della porta d'entrata per tenerli lontani.
Ippocrate sosteneva che il suo nome significasse "al di sopra", e che quindi avesse il potere di soggiogare gli Inferi, da qui la proprietà di scaccio degli spiriti maligni, inoltre si pensava che fosse la pianta preferita dalle Fate e con la quale si intrecciavano delle coroncine da indossare durante le danze attorni ai falò tradizionali.

Oltre alla raccolta delle erbe, che di per sé rappresenta un rituale tipico di questa ricorrenza, celebrare Litha è sicuramente un'occasione per omaggiare il Sole, come ad esempio si può fare alzandosi presto la mattina per contemplare l'alba di Litha e facendo della sana meditazione, oppure bagnandosi con la rugiada solstiziale, o ancora accendendo un piccolo falò attorno al quale ci si può riunire assieme ai propri affetti; in alternativa al falò si possono accendere delle candele coi colori tipici di questa ricorrenza, quindi dorate o rosse, e sistemarle per casa, accogliendo le energie solari.
Inoltre, è sicuramente indicato ricaricare tutti i nostri strumenti magici sotto gli influssi del sole solstiziale, e a proposito di questo, sappiate che ametista, malachite, topazio giallo, opale e lapislazzuli sono le pietre collegate a Litha, mentre gli incensi adatti a bruciare sull'altare sono quelli alla camomilla, alla lavanda, all'artemisia.
Decorate il vostro altare di colori che virano dall'oro al verde, e sistematevi anche delle candele delle stesse tonalità, aggiungendo poi erbe e fiori di stagione, che potrete anche intrecciare, se vorrete ai vostri capelli, inoltre durante il Solstizio è indicato fare offerte di cibo e bevande, soprattutto miele, vino e frutta secca, gli abitanti del piccolo popolo ne vanno ghiotti!

Non mi resta quindi che augurarvi un piacevole Solstizio d'Estate, che sia un momento di raccoglimento intimo, di meditazione, con le persone che amate, o anche con voi stessi, perché il Sole in questa giornata ci ricorda che sì, anche noi abbiamo quel momento di massimo splendore in cui ci sentiamo in armonia con tutto ciò che ci circonda, ma è importante tuttavia accettare il fatto che nello stesso istante in cui la luce prevale e culmina, è lo stesso in cui l'oscurità è pronta a tornare, per compiere un nuovo ciclo: l'importante è mantenere l'equilibrio ed accettare anche quel buio, per divenire più consapevoli.

Sereno Solstizio anime ! 

Chiara

lunedì 20 giugno 2022

Recensione "Come in alto, così in basso. L'ossessione dell'imperatore" - Gee JR Amery

TRAMA

Il primo volume della trilogia Come in Alto, Così in Basso narra dei furti delle reliquie di Cristo da parte di Lucifer, di un equilibrio che si spezza quando due membri del suo Concilio Ristretto entrano a far parte del progetto Thoctar e di una guerra civile per abbattere la dittatura di Lucifer.

Gli stessi trovano aiuto in alcuni Arcangeli, rompendo le regole del millenario Patto delle Anime che prevede la separazione tra i tre mondi: Paradiso, Terra e Inferno.

Tutto ciò provocherà un risveglio collettivo che porterà alla lotta per la libertà da qualsiasi imposizione.

Il libro parla della ricerca della libertà, dell’abbattimento di “etichette” imposte dall’alto, di poter essere e amare chi si vuole.

Perciò dimenticate le concezioni comuni di Paradiso e Inferno, di bene e male, e lasciatevi trasportare in questo mondo oscuro.

RECENSIONE


"Questi umani!" sospirò lei, lanciando il testo sul letto. "Quando smetteranno di inventarsi puttanate per fregarsi a vicenda?"

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo mondo di carta, magia ed inchiostro!
Oggi nuova recensione su un libro che, per temi trattati e trama, mi ha incuriosita tantissimo, e che non vedevo l'ora di leggere per potermi fare così una mia opinione!
Sto parlando del primo volume della trilogia Come in alto, così in basso, L'Ossessione dell'imperatore, scritto da due ragazze con lo pseudonimo di Gee JR Amery, che ringrazio tantissimo per avermi inviato il file del libro in omaggio!

Partendo dal presupposto che le rivisitazioni delle battaglie epiche tra male e bene, angeli e demoni, che si ricollegano alla Bibbia, mi hanno sempre affascinata perché comunque non se ne trovano più di originali e ben strutturate, ma anzi la maggior parte delle volte si rischia di cadere in luoghi comuni anche piuttosto banali, devo ammettere che questo primo libro della trilogia mi ha invece sorpresa, anche se con qualche riserva.

La storia si apre con una bella scena spicy che non risulta per niente volgare e dà modo di capire con che stile le due autrici si propongono al lettore, uno stile privo di fronzoli, immediato, incisivo e diretto, che arriva subito, e che forse alcune volte risulta leggermente scarno di descrizioni, soprattutto nei momenti di suspance e di azione; tuttavia, invece, i personaggi sono caratterizzati molto bene, così come i luoghi da cui provengono, che sono meticolosamente spiegati, soprattutto quando vengono introdotti i loro ruoli e le loro gerarchie, siano essi appartenenti alle schiere infernali, che a quelle angeliche.

Tra personaggi che ho apprezzato particolarmente troviamo sicuramente l'angelo Gabriel, rappresentato come una montagna di muscoli, burbero, lunatico e poco incline alla socializzazione, ma fedele ai propri principi che, scoprirete, non sempre si rifanno a ciò che gli viene imposto da chi sta sopra di lui nella gerarchia del Paradiso. Guerriero coraggioso e leale, si troverà a collaborare con chi da sempre gli è stato insegnato essere il nemico da neutralizzare.

E qui, arriva l'altro mio personaggio preferito, ovvero la bella e sfacciata, nonché rossissima, Odry, demone che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, convinta fino in fondo delle ideologie con cui viene cresciuta all'inferno, soprattutto da Lucifer (che nonostante sia un pazzo narcisista omicida con manie di grandezza è difficile da odiare), e pronta a sacrificarsi per i propri compagni in nome di ciò che per lei è giusto.

Non aspettatevi, però, che la distinzione tra bene e male sia così netta, perché in questo libro gli angeli sono ben lungi dall'essere quelle creature celestiali e mansuete, armate di arpe e aureole dorate che tutti noi conosciamo, e i demoni, d'altro canto sono stronzi e cattivi, certo, ma combattono anche loro per amicizia, amore e senso di unità, per la lealtà verso il loro leader (anche se, diciamocelo, Lucifer non va a genio a molti dei suoi seguaci) , e per mantenere quell'equilibrio che da secoli regola i due schieramenti.

Gli angeli, guidati dal loro capo Chris, che di angelico non ha proprio un bel niente, se non le tipiche caratteristiche fisiche di questa specie, sono come vi ho già detto dei guerrieri, e non pensate che il luogo comune dell'angelo misericordioso faccia per loro, perché nel momento in cui si troveranno a dover fronteggiare degli strani furti di reliquie che minacciano l'equilibrio tra i due schieramenti, ricorreranno a mezzi cruenti, come le torture, per estorcere informazioni a chi toccherà la sfortunata sorte di finire nelle loro mani come prigionieri di guerra.

E' interessante notare come le due autrici abbiano deciso quindi di non identificare alcuni dei loro personaggi come totalmente buoni o totalmente cattivi, scegliendo invece di affidarsi alla cosiddetta morale grigia, che li dipinge invece come esseri che, nonostante appartengano ad un regno e lo servano, si trovino improvvisamente a dubitarne, spingendosi così alla ribellione, o a provare addirittura una sorta di empatia nei confronti del nemico.

Questo  fantasy dalle tinte dark può vantare la presenza di un worldbuilding ben strutturato, di scene di azione alternate a scene anche di stampo erotico, ma mai esplicite e volgari ripeto, mescolate alla perfezione con l'incedere della trama, che si snoda inizialmente un po' lenta per poi acquisire un ritmo incalzante che ci conduce dritti dritti al finale, dove assisteremo a due colpi di scena, uno piuttosto sorprendente, e l'altro che si può facilmente intuire in conseguenza al primo, e che ci lasciano quindi con quel pizzicore di curiosità per il secondo volume che non ci leveremo di dosso per qualche minuto buono (io devo ancora metabolizzare un pochino una delle due rivelazioni perché non me l'aspettavo.)

Forse, descrizioni un po' scarne a parte, uno dei punti più debolucci della storia è il fatto che alcune ship siano facilmente prevedibili (non dico nulla eh, non voglio fare spoiler) e che quindi perdano leggermente quel fuoco che ci si può aspettare da una storia tra due protagonisti un po' scoppiettante, rendendo la vicenda un po' più vivace, tuttavia questo non va in alcun modo ad intaccare lo svolgimento della vicenda.

Se quindi siete amanti dei riferimenti biblici, delle storie che narrano di battaglie tra bene e male, dei personaggi grigi, o semplicemente di storie che vi lasciano col fiato sospeso fino alla fine, con la voglia di sapere cosa succederà nel prossimo capitolo. Se come me avete amato film come Constantine o telefilm come Supernatural (se non l'avete ancora fatto recuperatelo subito!), questo libro fa proprio per voi! 

C'è un ottimo potenziale per una storia che secondo me ci farà uscire di testa!

Alla prossima,

Chiara.

LA MIA VALUTAZIONE

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giovedì 16 giugno 2022

Recensione "Moon rays" - Gea Petrini

 
TRAMA

L’oscurità stringe Talamh in una morsa. Liv ha perso la sua terra ma ha Niklas e la determinazione che la spinge a sfidare la notte per portare giustizia nel continente. Fiera e ostinata, Liv muove la sua magia oltre quello che la natura consente per avere la possibilità di sconfiggere gli oscuri. La dorata e Niklas, in un amore sempre messo alla prova, danno vita all'alleanza bianca nel palazzo di Aspera insieme alla casata dei Sander.

Il continente è in rovina. I gardon seminano il terrore nei villaggi del nord e le strade diventano cimiteri a cielo aperto dove banchettano i corvi. L'alleanza bianca e il nuovo ordine si preparano allo scontro richiamando però l'attenzione al di là dei mari. I predicatori degli uomini vogliono annientare gli eretici, e da ovest qualcosa di potente naviga in direzione di Aspera.

RECENSIONE

"Sai che Talamh non conosce sovrani."

Buon pomeriggio lettori e bentornati dopo moltissimo tempo nel mio piccolo angolo di carta, inchiostro ed un pizzico di magia! Oggi vi parlo di una lettura che sapevo già mi sarebbe piaciuta, vista la mia predilezione per i fantasy dai tocchi dark, ma che mi ha addirittura sorpresa, conquistandomi già dalle prime pagine!
Sto parlando del secondo volume della Darkness Chronicles di Gea Petrini, che ringrazio per la copia in omaggio, intitolato Moon Rays; se volete saperne di più, ho recensito il primo libro qui.

Veniamo quindi al sodo e parliamone un po'!
Già dalla splendida copertina si può intuire che in questo libro l'intera trama si tinge di colori più dark, di atmosfere cupe, oscure, di rituali volti alla notte, di sangue versato per compiere sacrifici e di passioni che non dovrebbero essere consumate.
Ciò che predomina in questa lettura è quindi quella sensuale inquietudine che ci accompagna in un vortice senza fine di intrighi, tradimenti, sotterfugi e relazioni impossibili, lungo le vicende dei vari protagonisti.
Tra loro ritroviamo, ovviamente, la nostra cara Liv Lars, ancora più temprata nel carattere, più testarda, più forte e più dura sia con sé stessa che con gli altri, e Niklas, il dorato suo compagno che non mancherà di sfoggiare anche lui una certa vena di virilità che nel primo libro un po' ci era mancata!
Devo dire che all'inizio, quando entrambi sono in fuga, non vi dico da chi perché potrei incappare nello spoiler più assoluto, Niklas mi è sembrato che volesse tenere Liv sotto controllo, imponendole le proprie idee e le proprie scelte, non sempre azzeccate, tentando di traviarla da decisioni che a mio parere lei avrebbe potuto prendere anche da sola.
Più avanti, invece, dopo una serie di vicissitudini, ho compreso che volesse solo proteggerla, in conseguenza al grande affetto che prova per lei, e che verrà puntualmente messo alla prova più e più volte, uscendone solo più solido.
Oltre a loro due, troviamo anche alcune nostre vecchie conoscenze, ovvero Freya la negromante, che io non smetterò mai di amare e che posso confermare come uno dei miei personaggi preferiti, Aaron Sander, l'ex amante di Liv, che sembra covare un profondo rancore nei confronti della ragazza e nei confronti del mondo in generale, assieme ad Alexander ed Ingrid, ovvero gli amici di una volta, e poi passiamo alla controparte che stringe Talamh nella morsa dell'oscurità dei figli della notte, i gardon capitanati da Brenda ( altra mia preferita, che vi posso dire? Mi piacciono  cattivi ops!) e da un personaggio che non voglio spoilerarvi, ma che avrà un ruolo fondamentale sia nel primo libro, sia in questo, dove spiccherà per efferata crudeltà ma raffinata intelligenza ad arguzia.
Il worldbuilding come sempre non manca di dare grande soddisfazione.
La penna di Gea ci proietta ancora una volta in luoghi paradisiaci, magici, ma anche in lande desolate abitate da individui così affamati da risultare quasi bestie, tra personaggi vecchi e nuovi, sempre con quella leggera sensualità che contraddistingue il suo stile di scrittura, fluido ed incalzante, che invoglia il lettore a proseguire lungo la lettura, spedito e curioso, nonostante la mole di circa 750 pagine!
Moon Rays è un secondo volume che promette un seguito ancora più scoppiettante, ricco di colpi di scena, legami indissolubili, passioni sfrenate, ancora più magia e, spero, anche nuovi interessanti personaggi e luoghi da scoprire!
Sicuramente questa è una saga da recuperare per tutti gli amanti del Dark Fantasy!
Alla prossima, e che ognuno segni la sua notte!

Chiara 

LA MIA VALUTAZIONE 

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mercoledì 27 aprile 2022

Review Party - Recensione "La legge dei lupi" - Leigh Bardugo

 


TRAMA

Mentre l’imponente esercito di Fjerda si prepara all’invasione, Nikolai Lantsov chiama a sé tutte le armi di cui dispone per opporsi all’inevitabile: il suo ingegno, il suo fascino, e persino il mostro che porta dentro. Una parte di lui, forse il corsaro, forse il demone, forse il principe che si è guadagnato il trono con le unghie e con i denti, lo anela addirittura, lo scontro. Ma per sconfiggere l’oscura minaccia che incombe su Ravka potrebbe non bastare nemmeno il coraggio di un giovane sovrano abituato a rendere possibile l’impossibile. Anche solo per sperare di riuscirci, il re ha bisogno di alleati, forti, leali e pronti a tutto.

In prima fila c’è Zoya Nazyalensky, fedele compagna di infinite battaglie, che, nonostante abbia perso tanto per colpa della guerra, e abbia visto morire i suoi uomini e risorgere il suo peggior nemico, non ha intenzione né di abbandonarlo né di arrendersi. Se sarà necessario abbracciare i suoi poteri per diventare l’arma di cui il suo paese ha bisogno, non si tirerà indietro. Costi quel che costi.

Il re di Ravka può contare anche su Nina Zenik, spia abile ma talvolta spericolata, che, per colpa del suo ossessivo desiderio di vendetta, rischia di giocarsi l’unica possibilità di libertà per la sua patria e di guarigione per il suo cuore ferito.

Re, generale e spia: insieme dovranno trovare il modo di strappare all’oscurità un futuro per sé e per il proprio paese. Oppure prepararsi ad assistere alla sua drammatica e definitiva caduta.


RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo angolo di carta ed inchiostro!
Oggi, grazie al Review Party organizzato da Ale Raggywords e Mondadori, che ringrazio per avermi coinvolta, vi parlo finalmente del secondo volume della dilogia dedicata a Nikolai e al Grishaverse, ovvero La legge dei lupi.
La vicenda si apre con lo scoppio della guerra.
Fjerda si muove imperterrita verso Ravka, con l'intento di abbatterla ed abbattere ogni singolo Grisha presente sul territorio, la narrazione inizia già piuttosto rapidamente, anche se mi sembra che Bardugo abbia un po' allungato la minestra, infarcendo i primi capitoli con scene che avrebbero potuto tranquillamente essere evitate.
Dopo la metà, si ha una lenta trasformazione della trama, dove le due storyline che avanzano parallelamente una all'altra (da un lato quella di Nikolai e Zoya, dall'altra quella di Nina nella fredda terra del nemico), abbiamo finalmente l'azione che ci meritiamo, con colpi di scena che però mi hanno lasciata parecchio costernata, come la scomparsa di uno dei protagonisti (non rivelo nomi per non fare spoiler), che a parere mio risulta essere inserita solo per muovere compassione nel lettore e niente altro, dato che non porta risvolti particolari alla storia, ed è proprio palese che sia messa lì un po' a caso solo all'unico scopo di suscitare qualsivoglia tipo di reazione.
Io devo ammettere che sì, ci sono rimasta male, più che altro perché si è rivelata proprio una scelta da parte di Bardugo inutile e priva di senso alcuno, con tutti quelli che avrebbe potuto far morire, e che con la loro assenza avrebbero scatenato una deviazione interessante della trama, l'autrice ha deciso di eliminare una personalità che se ne stava bene nella storia senza nemmeno tante pretese.
Parlando invece dello sviluppo che hanno le relazioni all'interno del libro, come ad esempio quella tra Nikolai e Zoya, vorrei affermare con scioltezza che a me non ha trasmesso proprio un bel niente, perché è un legame il loro che a mio parere avrebbe dovuto rimanere relegato a ruolo di re-generale, dato che quando piglia il risvolto romantico diventa una sorta di trashata dove lui si spezza per lei e lei sostanzialmente fa la dura, super convinta che non sarebbe mai adatta a fare la regina, che sta bene nelle vesti di generale ( e su questo cara Zoya conveniamo tutti che lo sia), ma in realtà lo ricambia solo che non vuole ammetterlo.
Devo dire che invece il punto di vista di Nina, dopo la prima metà del libro, dove sostanzialmente giriamo a vuoto attorno alle stesse scene scritte in maniera diversa, troviamo un punto di svolta interessante dove conosciamo meglio il regno di Fjerda e chi lo comanda, le regole a cui sono vincolati tutti i druskelle, i cacciatori di streghe, e la politica interna del paese.
Il legame con la figlia di Jarl Brum, la coraggiosa Hanne, rende Nina forse il personaggio che più si merita il lieto fine di questo sfortunata dilogia, poiché almeno la nostra Grisha dal temperamento focoso, dopo tanto soffrire e tanta sete di vendetta, riesce alla fine a rimettere assieme tutti i pezzi del puzzle per poter finalmente permettersi un momento di pace che viene inteso come piuttosto duraturo.
A differenza della storia tra Nikolai e Zoya, che ha tutta l'aria di apparire sintetica, costretta e vagamente fittizia, quella tra Hanne e Nina è secondo me fatta di tenerezza e delicatezza, nonché di una fiducia disarmante che le due hanno, nonostante siano quasi delle sconosciute, l'una nei confronti dell'altra.
Abbiamo quindi un volume sì ricco di azione, guerra, combattimenti e morte, ma una cosa che non sono riuscita a digerire, tra le altre , è il ritorno dell'Oscuro, assieme alla brevissima comparsa\ritorno di Alina e Mal, che si può inserire nella lista delle scene da cancellare tranquillamente assieme, forse, anche all'intera dilogia. 
Alla fine l'Oscuro farà una cosa che sicuramente vi farà storcere il naso, dato che, almeno nella mia modesta opinione, non è una cosa che ci si aspetterebbe da lui (proprio per niente) e cade quindi tutta la stima che avevo nel suo personaggio, come è caduta anche nei confronti di Nikolai, d'altronde, che da re temerario, che affronta e solca i mari sotto le mentite spoglie di corsaro, che governa un paese sull'orlo della crisi con astuzia ed intelligenza, si trasforma in un cucciolo mansueto di fronte alla kefta blu del suo generale. Non è credibile.
Unica nota che ho apprezzato, ma solo perché sono affezionata a quella dilogia e non perché sia una cosa che rimane coerente con la vicenda, è l'unione del mondo Grishaverse con quello di Sei di corvi, dato che ad un certo punto del libro compaiono anche Kaz e i suoi bastardi, belli nella loro sfacciataggine, snobbati da Zoya, perché lei si considera la più bella e saggia del reame, ovviamente, ma senza il cui aiuto non possono portare a termine una delle missioni più importanti della storia.

Cosa posso dire quindi?
Questa dilogia dedicata al re di Ravka, che poi rimane comunque un po' in sordina, quindi direi che è più una dilogia dedicata a Zoya, che come personaggio qui mi è calata da morire ma non facciamoci troppo caso, è una dilogia che avrebbe avuto del potenziale, ma che è stata sviluppata in modo molto frettoloso, e sono d'accordo con tutte le persone le quali sostengono che nel secondo volume l'autrice abbia dato vita ad una sorta di storiella scritta come contentino per i fans nostalgici, piuttosto che troncare il tutto sul nascere.
Sono rimasta delusa ed arrabbiata, perché credevo che Bardugo fosse una garanzia, ma, ripeto, anche i grandi scrittori commettono scivoloni plateali, e questa volta la buccia di banana era davvero molto grossa ed inevitabile.

LA MIA VALUTAZIONE

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Ps. Nel banner sopra in alto, trovate anche tutte le altre splendide tappe delle mie compagne di viaggio in questo Review Party! Vi invito a leggere anche le loro recensioni!
Alla prossima!

Chiara

giovedì 21 aprile 2022

Recensione "La bambina di cera" - Roberta Castelli

 

TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e di fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità.

In questa seconda indagine Vanedda, oltre a dover risolvere un intricato e misterioso caso che, tra presunti incidenti, messaggi misteriosi e strane sparizioni, vede coinvolta la famosa “mummia” di Rosalia Lombardo, dovrà fare i conti anche con i turbamenti del proprio cuore…

Una storia avvincente che profuma di agrumi come la terra in cui è ambientata e di cui l’autrice ci fa sentire tutte le contraddizioni.

RECENSIONE

"L'amore, Angiluzzu miu, non è cosa che puoi programmare e controllare; lo devi solo vivere."

Buon pomeriggio miei cari lettori!
Spero che la vostra settimana stia scivolando meglio della mia, dato che l'età e i suoi acciacchi si stanno facendo sentire (dannate cervicali!), ma questo non mi proibisce di parlarvi delle mie letture!
La settimana scorsa ho terminato di leggere La bambina di cera, di Roberta Castelli, edito Golem Edizioni che ringrazio molto per la copia, e devo dire che tornare a Lachea, la calda ed assolata Lachea, mi ha davvero risollevata.
Se vi siete persi la recensione del primo libro delle indagini del commissario Vanedda, potete recuperarla qui! Ma ora ciancio alle bande e parliamo di questa piccola perla di mare!

In questo libro Vanedda è alle prese con la scomparsa di una donna e lo strano ritrovamento di una bambola nella spiaggia di Lachea, che ha tutta l'aria di sembrare uguale identica alla famosa mummia della piccola Rosalia, custodita realmente nelle catacombe di Palermo.
Ed è in questo preciso momento che il giallo si tinge di nero nel secondo volume dedicato allo scorbutico commissario siciliano, una sfumatura intrigante ed interessante devo dire, che mi ha piacevolmente colpita.
Ovviamente Vanedda è rimasto tale e quale a come lo abbiamo conosciuto: reticente, lunatico, imprevedibile nel suo essere estremamente abitudinario, "odiatore" seriale di tutto ciò che si può ricollocare nella categoria germi e\o batteri, tuttavia troviamo un piccolo cambiamento nello snocciolarsi della vicenda.
Se infatti, ne La traccia del pescatore la storia procede piuttosto lineare, con Vanedda e il timoroso assistente Vaccaro che indagano sui vari casi, i testimoni o gli indagati che vengono interrogati, il ritrovamento del cadavere e la scoperta del colpevole, qui il libro prende una piega più sentimentale.

Ciò che balza all'occhio di un lettore attento è infatti la presenza più forte di sentimenti come la nostalgia, che si nasconde nei momenti in cui Vanedda va a trovare la madre al cimitero, in cui la pensa e rievoca ricordi che gliela restituiscono viva nella mente e che portano anche a chi legge quei profumi tipici dell'infanzia ormai dimenticata, che quando si ritrovano in età adulta, quasi in modo spontaneo e fulmineo, non mancano di farci viaggiare indietro nel tempo. Ai bei vecchi tempi.
Oppure, ed è una cosa che mi ha compiaciuta perché non sempre è facile parlarne, il fatto di nutrire dubbi nei confronti della propria relazione. 
Non voglio fare spoiler, sia chiaro, ma Roberta ha inserito un elemento di cui alcune volte si legge poco, e l'ha fatto con una delicatezza ed un'ironia che lo rendono ancora più palpabile e credibile.
Cosa accade se nel corso della nostra relazione, appare improvvisamente una persona che ci attrae, così, dal nulla? Perché ci vengono dei dubbi sul fatto che sia immorale o addirittura una sorta di tradimento vedere una persona, che non sia la nostra persona, con gli stessi occhi che riserviamo solo ad un determinato individuo?
E alla fine, il nodo verrà al pettine, e la risposta, che comunque poi ognuno sarà libero di interpretare, ci viene data in modo pacato, semplice e privo di fronzoli, una risposta che scalda, che rende consapevoli: forse, dopotutto, essendo fatti di carne, ossa ed emozioni, essendo umani, può essere che si possano amare in contemporanea, anche se in modo diverso, due persone nello stesso momento?
Ai posteri l'ardua sentenza, mi dicono dalla regia.
Ad ogni modo, come ho già avuto premura di riferire anche all'autrice, non solo di questo si parla, poiché varie e vaste sono le tematiche portate alla luce attraverso la ricerca della risoluzione del caso, tra le quali spiccano l'elaborazione del lutto, questo argomento considerato evidentemente ancora un tabù per stretta vicinanza al tabù stesso della morte, viene sconfitto da Vanedda che nel suo modo bonario, camminando fiero tra le lapidi del campo santo in cui riposa la madre, parla a tutti i suoi morti, portando loro sempre dei fiori freschi, o viene invece affrontato da un altro personaggio del libro in maniera tutt'altro che semplice, portando il peso della perdita sulla schiena come un macigno, e rimanendone schiacciato senza la forza di reagire, ma con la rabbia che preme per avere la propria vendetta; la quasi totale assenza di lavoro in un paese come la Sicilia, povero di risorse, dove chi ci è nato, la maggior parte delle volte, è costretto a trasferirsi al Nord per poter portare a casa onestamente il pane, il cuore che pesa di nostalgia e il profumo del mare e del sole che torna a scaldarlo quando ci si permette di ricordarlo; l'omosessualità condannata in un paese di mentalità ristretta, come può essere Lachea, dove non si può essere liberi di amare una persona dello stesso sesso perché il giudizio della gente è più importante del riuscire ad essere sé stessi di fronte agli altri, dove alcune volte le barriere ce le creiamo noi dopo tanta sofferenza e ci rifiutiamo di vedere che forse, qualcosa, è cambiato ma non siamo ancora in grado di accettarlo; la vecchiaia, come ci dimostra il padre di Angelo, e la consapevolezza che non si può tornare indietro, che la vita ci scivola via come sabbia tra le mani, impalpabile, stronza e anche vagamente divertita dai nostri vani tentativi di farla andare come vorremmo.

Un libro all'insegna del giallo, quindi, ma che abbraccia i sentimenti, una sfumatura di colore che io personalmente ho apprezzato molto, poiché ci mostra, seppur sommariamente, un lato del commissario Vanedda che non avremmo mai pensato di vedere, più caloroso, più umano, forse, che cede alle debolezze, che cede alle tentazioni.
Mio caro Angelo, sapessi quanto fortunato sei a poter vantarti di provare ancora sensazioni così forti in un mondo che gira alla velocità della luce e che non si ferma nemmeno un secondo a farci riprendere fiato!

Ovviamente, poteva mancare lo sfondo della calda Sicilia?
No, neanche per sogno.
Roberta, vorrei dirti questo, ma forse te l'ho già detto, comunque fa niente.
Quando leggo ciò che scrivi io non sono sul divano di casa mia, con la tv accesa che ronza in sottofondo, le macchine che passano ed affollano la strada, il cielo grigio e l'aria che sa di pioggia, no, io sono a Lachea, in spiaggia, con le dita dei piedi affondate nella sabbia rovente, il sole che mi scotta la pelle e il sapore del sale sulla pelle, la gente che nuota in mare, i gabbiani che volano in cerchio sopra la mia testa, il profumo di leccornie fritte che sale dal chiosco alle mie spalle, il profilo dei fichi d'India che si staglia contro il cielo azzurro.
Io non sono a casa. Sono dove vuoi che il tuo lettore sia.
E questo mi basta.
Grazie Roberta.

LA MIA VALUTAZIONE

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